13/11/2011

LIBRI SACRI...

Credo dio colpevole di tutto. Chi è nato per ultimo è di fatto innocente. Dio è colpevole perchè fatto di eternità. La sua stessa eternità lo giudica. Chi nasce e muore nasce e muore entro i limiti di una linea retta. Dio soltanto è il CERCHIO. Quel cerchio atroce è la dimora e l'essenza della divinità. Senza un inizio e senza una fine. Che troppo vede e troppo conosce. Un'incontestabile causa che troppo e purtroppo nasconde. Chi lo difende pecca. Chi lo assolve si rende imperdonabile. Chi lo predica è un pazzo. Chi si professa ateo è un imbecille e forse un assassino. Dio è il più distante di tutti i luoghi e di tutti i pensieri, sogni o idee. Egli è solo; il più solo degli esseri, e il più solitario dei misteri. Un personaggio, un re, che un popolo e tutta l'umanità può soltanto immaginare, ma non vedere nè avvicinare. Vive in un immenso laggiù; un laggiù proprio dopo il nulla. io ho tre semplici passi da fare in vita, come tutti, del resto: uno di essi è il passato, poi il presente, infine il futuro, conclusi i quali varcherò la fine. La fede è lì. Là vi è anche la risposta. E' tale risposta è una soltanto. Valida per tutti i credo, per tutti i popoli, per tutte le sofferenze, per tutte le anime. Questo sacchetto di parole è dunque tutta la mia Bibbia, il mio Corano, i miei Veda, la mia Torah, etc.

01/11/2011

STOP

Remember (but do not follow).

04/06/2011

passi verso l'ignoto...

Chi mi ha creato? Anche quando non conosco il mio creatore,  anche quando non ne conosco il nome, il volto, la sua storia, anche quando non so neppure perché mi abbia creato, se per gioire o soffrire, io sono vivo!!! Ciò che è vivo è di per se una risposta, certo. Ma che risposta potrei mai essere io. Non mi piaccio come risposta. Non mi piaccio neppure come accusa. Non mi piaccio punto. L’affermazione “io sono vivo” è anch’essa abnorme; vivo, mio malgrado, ecco tutto. Più che una risposta mi definisco uno strambo “perché”. Così sembro essere una domanda, ma no, sono soltanto un punto interrogativo susseguente nessun termine. La religione mi declassifica, la scienza non mi classifica affatto. Cosa sono, dio mio… chi sono? Cosa faccio precisamente in mezzo a mostruose galassie, al centro di un infinito “infinito”? Mi sono perso tra le stelle senza rendermene conto… quanti passi potrò aver mai fatto, una dozzina di migliaia in tutta la mia vita?! E ci si smarrisce così?... Dove diamine lo incontro un vigile spaziale?... Un ufficio informazioni intergalattico?... Un alieno che parli un italiano comprensibile tanto quanto un turista?... Una segnaletica ultraterrena sulla via lattea che mi indichi al fine quel benedetto domicilio?... Chiesi a mio padre, un giorno, dov’ero o dove andavo… mi diede la risposta che il suo aveva dato a lui… Cioè, che suo padre aveva chiesto al suo avo, e il suo avo al suo… Nessuno ne sa nulla!!! Un tabù universale!!! Mia nonna e poi mia madre azzardarono, poverine, l’ipotesi più accreditata: La cicogna!!! Non avere una meta è scoraggiante, dico davvero. Non ho figli, ma se ne avessi uno gli direi: Eccoti qui, figlio mio, perso come lo è tuo padre, senza uno scopo né una meta come tuo padre!!! Non alzare mai gli occhi al cielo o diventerai pazzo come me. E soprattutto non procreare proprio come me se non vuoi che ti nasca un figlio orfano di sapere proprio come te. A meno che tu non sappia rispondergli chi sia, da dove provenga, e infine, dov’è diretto…

24/04/2011

guardo ancora...

Guardo ancora, ancora, ancora, nella medesima direzione… Un innamorato ha la stessa fissità di sguardo di una statua marmorea. Quel punto insondabile, per tutti indefinito, ha senso per lui soltanto. Immobile è vivo. Vivo sogna. Sogna e sorride. Sorride e vede. Che importa a quella scultura inamovibile se intorno a sé tutti si muovono, vanno o vengono da un qualche luogo?! Che vadano… che ritornino… che pensino pure. Impassibile, egli, è il solo a vedere, il solo ad essere arrivato dove non si ha più bisogno di ritornare. E’ lui stesso un luogo, è tutti i luoghi. E’ il tempo, è i secoli. E’ ognuno, è dio. Solo e insieme. Quello sguardo rettilineo, bello, sognante e insieme altero sorvola gli spazi e le ere e al tempo stesso si compone di tutta la sua interiorità su cui è chino. L’amore è quella libertà indipendente che cerca di appartenerti. Questa consapevolezza rende un uomo più uomo, la donna più bella. La più sovrana delle libertà, la più egocentrica delle indipendenze cede solo per amore. Nessuno sa spiegarlo, nessuno può negarlo; il mistero dell’amore rientra nei misteri dei quali non vi è risposta. E’ un’esalazione dell’anima, di un’anima che profuma il più inebriante soffio della creazione. Una luce che sale dai cuori e compenetra le iridi, che lo sguardo scaglia lontano, più lontano di tutti i raggi delle splendenti stelle. Una finestra si apre in un cielo notturno, alcune stelle vi cadono dentro, la piccola e solitaria stanza si accende. Delle infinite creature una soltanto si sceglie, per quella si vive. E’ lì che quello sguardo va, in esso soltanto vola, e da esso ricambiato.

15/04/2011

inutilmente

E’ trascorso ormai quel tempo in cui avevo un motivo e una ragione. Un sogno fioreggiante sopra la matematicità dei  pensieri. Un luogo immateriale, dove bastava chiudere gli occhi per raggiungerlo. Il cuore non giudica, lo sapevate? Questa cosa grande come un pugno in mezzo al mio petto ha dell’infinito in sé. Non permette alla religione né alla filosofia di entrarvi. Libero di sognare sogna, fatto per amare ama, rispettoso e rispettabile insieme. E’ la mia Francia rivoluzionaria, il popolo che si solleva senza armi contro la dittatura in difesa di una sorella che chiama Anima. E’ l’unica voce che abbia un’ideale in quel conflitto esistenziale di cui si compone la mia errabonda vita. E quella serenità temporanea mi è concessa solo in virtù di una sua vittoria. Chiudo ancora gli occhi, in un dolore persistente, inutilmente. Non sogno più. Non ne ho più motivo. Avevo una città e una ragione tutte mie, tutte per me. Che conoscevo e mi conoscevano, che salutavo e mi rispondevano. Non vedo più nulla al di sopra del marciapiedi. Nulla che valga la pena di vedere. Da nessuno cui valga la pena di esser visto…