22/04/2012
UNA STORIA...
Non le era mai successo di fare delle sciocchezze fino ai suoi 35 o 37 anni. Viveva di piccole e quotidiane abitudini. Si può dire che vivesse le sue insoddisfazioni e le sue noie di sposa provinciale più che serenamente, chissà, magari con una soporifera ed indefinibile piacevolezza. Modesta in troppe cose, perfino nel pensare. Di quella semplicità che spesso la si confonde con la trascuratezza; il suo viso non ha mai conosciuto altro trucco che la dorata tinta del sole o la delicata porpora della timidezza. E mai la sua morbida pelle fu a contatto di stoffe troppo povere né troppo ricercate da mutarne la sua bellezza in volgarità o in ridicolezza. Quando si è confezionati da un portamento che ha quel tanto di nobiltà, si ha l’ammirazione di ogni sguardo, di ogni cuore, di ogni età.
Lei, la donna dallo sguardo e dal cammino dritti un giorno si voltò di fianco, il giorno dopo si girò dall’altro, e dopo queste due sciocchezze ne commise una terza, per lei, addirittura impensabile, guardò indietro, e non fu tutto, vi s’incamminò anche. Leggerezze di donna? Alterazioni biochimiche? Ancestrali ed imperscrutabili richiami dell’istinto? Forse! Ma per dirlo in breve e universalmente…: Amore.
L’uomo è nato padrone del pensiero ma sciocco nel cuore. S’immerge nell’infinito e ne ritorna forte e arricchito, colmo di sapere e di spesa, come appena uscito da un centro commerciale. L’universo è il suo vero spettacolo, la sua bottega, il suo primario scopo. Tutte le sue sciocchezze hanno per vittima le donne; rientrano dalle stelle per inseguire una donna e riposare nei suoi baci. Non sanno amare veramente! Non lo sapranno mai! Basterebbe una semplice carezza di tanto in tanto, ma ce ne dimentichiamo sempre.
La donna è sola e al contempo isolata pur avendola a fianco. Non se ne comprende la solitudine immensa mai abbastanza. Possediamo una profondità per tutto tranne che per lei. I suoi sorrisi si assomigliano tutti, eppure ne esalano rarefazioni di scontenti che non percepiamo. L’amore che scorgiamo nei loro sguardi proviene spesso da un precedente incontro o da un nuovo che stanno per fare, se non perfino rivolto allo sconosciuto a cui noi volgiamo le spalle. Ad ogni modo, che colombelle adorabili sono! Quando noi portiamo il profumo di un’altra donna lei finge di non capirlo; quando è lei a portare le carezze di un altro uomo noi non lo capiamo affatto. Noi guardiamo la donna… La donna, invece, ci “vede”!..
La strada è sempre colma di gente sconosciuta; fino a che essa non conosce i nostri segreti rimane una folla sconosciuta. Il nostro compito è di scansarla e di passare oltre come si fa con gli ostacoli; la folla non ha amici, non ci è amica. E’ una cosa enorme e onnipresente, un riempimento assurdo per lo stesso pianeta che coabita. A volte salutiamo e perfino frequentiamo qualcuno. Perfino conviviamo con qualcuno. Perfino noi stessi creiamo qualcuno: I nostri figli. La verità, però, è che non li facciamo mai abbastanza a nostra immagine e somiglianza. Perfino a loro restiamo estranei e perfino loro sono per noi degli sconosciuti. Sconosciuti perfino a noi stessi ci è impossibile conoscere chiunque altro egli sia. L’amicizia è il secondo tra tutti i vocaboli a non avere alcun senso; il primo, lo affermo da un po’, è l’amore.
Quando i suoi occhi cominciarono a voltarsi nei tre sensi di un trivio, di fianco e indietro, pur camminando dritta, pur dando l’impressione di non cercare alcunché, fingendo sguardi alle vetrine ornate o ammirarne l’incorporeo riflesso compiaciuta, sentì compenetrarsi da una colpa tenue e insieme delicata simile ad un’emozione, ad un roseo tepore che le dipinse i profili del viso con quella levità tutta primaverile, che nulla aveva di una scottatura scarlatta del peccato.
Non riesco, in contraddizione a ciò che ho affermato sopra, a definire o a trasporre la leggiadria dell’innocenza se non nel significato della parola: Amore. Infatti affermo che esso non esiste veramente, ma so che ne esiste l’illusione. Illusione quando esso ti solleva dall’uomo comune; illusione quando invece ti impedisce di vivere il tuo avvenire. Qui non c’entra l’amore religioso, che col suo immenso indice ci indica l’umanità universale. Ma quello che va da cuore a cuore. L’amore che uccide od eleva riguarda semplicemente due cuori. Era nient’altro questo che lei provava: inesprimibile elevazione ed una tenera ebbrezza; e la commovente convinzione dell’unicità. Tutto per un incontro. Non è incredibile come una sola persona al mondo possa tanto, se non tutto per un’altra… Dalla vita alla morte?! Illusione… Amore… E si diventa matti!!!
Trovo più primavera nella luce di due sguardi che si fraseggiano invisibili baci, che nelle gemme di due fiori che sbocciano l’uno sulla guancia dell’altro. ///Se si guardasse il cielo// Si pregasse dio// saremmo degli anngeli e non più uomini///
22:10 Scritto da: ludos1-new | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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18/04/2012
DUE PASSI PIU' IN LA'... PIU' IN LA' DA TUTTO...
....Non aggiungerò altro a questo viaggio... So soltanto che scompaio dalla realtà e dalla vita un giorno più dell’altro, un’ora dopo rispetto alla precedente, istante dopo istante, scompaio davanti agli specchi di casa, dinanzi agli occhi della mia famiglia, dei miei amici, dei miei interessi. Tra poco si vedrà passare solo la mia ombra e infine neppure quella.
14:24 Scritto da: ludos1-new | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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28/03/2012
fondi di sfondati
Sono stanco! Dio lo sa bene! Conosce, quanto io sia sfinito e logorato in più di vent’anni di guerriglie assurde, sciocche e malsane in un ambito lavorativo così assurdo da non considerarlo né -ambito- né -lavorativo. In questo luogo dove è impossibile raggiungere una dignità e di ruolo e di mansioni; dove si è ancora fermi al punto di partenza, dove non si muove un passo verso un traguardo perché manca tanto un percorso da fare quanto una meta da raggiungere. Dove bisogna intrigare o assoggettarsi o scendere a compromessi con la più piccola delle politiche (quella di paese) per raggiungere semmai una meschina ambizione. Il -piccolo- ha per sua anima il ridicolo; da sempre. In una gerarchia universale soffre sempre e soltanto chi occupa il fondo… E anche chi è -il fondo-! Chi nelle arti, chi nel pensiero, chi nel potere, chi nella stessa miseria, perfino in cielo, c’è chi vive in quel -fondo-. Lì, non solo si è calpestati dalle gerarchie sovrastanti, ma ci si calpesta tra di loro. Si sa solo che dio abita al vertice di questa infinita ed insondabile gerarchia, ma nessuno ha mai saputo chi viva all’estremo opposto. I pezzenti? I Giuda? I Nietzsche? Gli Anticristo? Gli Epuloni o i Lazzaro? Come tra i partecipanti di un’immensa maratona si distingue in essa il Primo soltanto, chiunque altro, in quello spaventoso mucchio, in quell’intricato blocco umano che schiuma e si urta, che arranca informe sull’asfalto, stravolto, scomposto, frustrato, battuto, non è null’altro che un branco sconfitto, senza nome, senza importanza e soprattutto senza un trofeo da mostrare, classificatosi come un solo immane serpente, nella sua indivisibilità, insieme sia in seconda che in ultima posizione. Ci si immagini la medesima gerarchia in scala ridotta. Ci si immagini un municipio. Ci si immagini un piccolo sindaco con il suo grappoletto instabile di satelliti. Ci s’immagini un ufficio, al cui interno un capufficio non avendo subordinati è costretto a comandare e al contempo sottomettersi a se stesso, passandosi follemente da una mano all’altra un provvedimento normativo destinato a sè e firmato incredibilmente dal suo alter ego per infine riconsegnarselo. Ci si immagini dei dipendenti con un titolo di studio elementare addetti al difficilissimo compito delle comunicazioni nonché alla sottoscrizione, registrazione, conservazione, visualizzazione e recapito di documenti di un certo rilievo: Relazione di notifica. Inoltre… a sottostare ai doveri morali, all’ubbidienza alle leggi, a relazioni evangeliche con i cittadini, e ad intermediare alquanto intelligibilmente tra il popolo sovrano e i loro servitori … etc. etc.
Ci s’immagini (mi rivolgo alle menti più fantasiose del regno), che questo sistema, questo piccolo mondo, per quanto si sforzi, per quanto laborioso ed ingegnoso sia nello spirito e nel corpo, per quanto ambizioso sia il suo slancio di trasparenza, fedele sempre al principio di NON rappresentare i suoi elettori , essendo già suoi, trova invece logico e retto rappresentare i suoi non elettori al fine di guadagnarseli un giorno distribuendogli oggi un presente colmo di attenzioni. Ah, buon Dio, trasformami in una formica, ti prego… mangerei il pane del giusto in essa, senza doverlo mendicare; senza neppure doverlo comprare. .
Sì. Sono stanco di quell’inarrestabile vocìo femminile, di quel cicaleccio donnesco che subisco stoicamente da vent’anni. Di quel palazzo municipale che i medici si contendono e spesso si trasferiscono come un retaggio divino; camminando sulle spalle del popolo che le loro braccia ha innalzati. Tutto calpestando. Tutto sdegnando. Sfrontatamente. Miseramente. Vergognosamente. Mi indigna la loro spocchia borghese priva di nobiltà, deformata, deformante e delittuosa. Ma soprattutto risibile. Dovrebbero indennizzarci la nostra filosofica sopportazione. Gli abbiamo donato un secondo domicilio per servirci e non per spadroneggiare. Una fascia che disonorano e con la quale li si dovrebbe legare.
Il popolo ringrazia… il popolo vede e sempre ringrazia… si è diroccato un paese, un luogo divino, come una rovina dell’antichità… Solo che quei luoghi sono disabitati. Qui, noi viviamo.
Questa voce è la voce di un ex articolista, che ha a lungo osservato, che ha resistito ai soprusi di ben quattro amministrazioni, che ne ha visto lo sfacelo, la pochezza e l’incapacità. Nos Domine, liberaci da questi usurpatori mandandoci un giusto la cui guida sia onesta e rispettabile, da quei dipendenti servili dalle dita macchiate d’inchiostro come del nostro sangue, e infine da tutti quei contrattisti voltafaccia, diffamatori e traditori che ancora vendono quel poco di dignità in cambio di un’infima speranza. Così sia
21:01 Scritto da: ludos1-new | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |
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03/03/2012
???
non posso più postare. che diamine. non appena incollo qualcosa, un post, un francobollo, mi appare l'esecrabile scritta... internet ha smesso di funzionare. c'è rimedio a questo apocalisse????
00:49 Scritto da: ludos1-new | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |
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13/11/2011
LIBRI SACRI...
Credo dio colpevole di tutto. Chi è nato per ultimo è di fatto innocente. Dio è colpevole perchè fatto di eternità. La sua stessa eternità lo giudica. Chi nasce e muore nasce e muore entro i limiti di una linea retta. Dio soltanto è il CERCHIO. Quel cerchio atroce è la dimora e l'essenza della divinità. Senza un inizio e senza una fine. Che troppo vede e troppo conosce. Un'incontestabile causa che troppo e purtroppo nasconde. Chi lo difende pecca. Chi lo assolve si rende imperdonabile. Chi lo predica è un pazzo. Chi si professa ateo è un imbecille e forse un assassino. Dio è il più distante di tutti i luoghi e di tutti i pensieri, sogni o idee. Egli è solo; il più solo degli esseri, e il più solitario dei misteri. Un personaggio, un re, che un popolo e tutta l'umanità può soltanto immaginare, ma non vedere nè avvicinare. Vive in un immenso laggiù; un laggiù proprio dopo il nulla. io ho tre semplici passi da fare in vita, come tutti, del resto: uno di essi è il passato, poi il presente, infine il futuro, conclusi i quali varcherò la fine. La fede è lì. Là vi è anche la risposta. E tale risposta è una soltanto. Valida per tutti i credo, per tutti i popoli, per tutte le sofferenze, per tutte le anime. Questo sacchetto di parole è dunque tutta la mia Bibbia, il mio Corano, i miei Veda, la mia Torah, etc.
18:45 Scritto da: ludos1-new | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |
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