UNA STORIA…

Non le era mai successo di fare delle sciocchezze fino ai suoi 35 o 37 anni. Viveva di piccole e quotidiane abitudini. Si può dire che vivesse le sue insoddisfazioni e le sue noie di sposa provinciale più che serenamente, chissà, magari con una soporifera ed indefinibile piacevolezza. Modesta in troppe cose, perfino nel pensare. Di quella semplicità che spesso la si confonde con la trascuratezza; il suo viso non ha mai conosciuto altro trucco che la dorata tinta del sole o la delicata porpora della timidezza. E mai la sua morbida pelle fu a contatto di stoffe troppo povere né troppo ricercate da mutarne la sua bellezza in volgarità o in ridicolezza. Quando si è confezionati da un portamento che ha quel tanto di nobiltà e freschezza si ha l’ammirazione di ogni sguardo, di ogni cuore, di ogni età. Lei, la donna dallo sguardo e dal cammino dritti un giorno si voltò di fianco, il giorno dopo si girò dall’altro, e dopo queste due sciocchezze ne commise una terza, per lei, addirittura impensabile, guardò indietro, e non fu tutto, vi s’incamminò anche. Leggerezze di donna? Alterazioni biochimiche? Ancestrali ed imperscrutabili richiami dell’istinto? Forse! Ma per dirlo in breve e universalmente…: Si accorse di amare. L’uomo è nato padrone del pensiero ma sciocco nel cuore. S’immerge nell’infinito e ne ritorna forte e arricchito, colmo di sapere e di spesa, come appena uscito da un centro commerciale. L’universo è il suo vero spettacolo, la sua bottega, il suo primario scopo. Tutte le sue sciocchezze hanno per vittima le donne; rientrano dalle stelle per inseguire una donna e riposare nei suoi baci. Non sanno amare veramente! Non lo sapranno mai! Basterebbe una semplice carezza di tanto in tanto o la fiamma di quel primo sguardo, cose che purtroppo non si possono più fingere ma che un tempo erano del tutto naturali e del tutto spontanee. La donna è sola e al contempo isolata pur avendola a fianco. Non se ne comprende la solitudine immensa mai abbastanza. Possediamo una profondità per tutto tranne che per lei. I suoi sorrisi si assomigliano tutti, eppure ne esalano rarefazioni di scontenti che non percepiamo. L’amore che scorgiamo nei loro sguardi proviene spesso da un precedente incontro o da un nuovo che stanno per fare, se non perfino rivolto allo sconosciuto a cui noi volgiamo le spalle. Ad ogni modo, che colombelle adorabili sono! Quando noi portiamo il profumo di un’altra donna lei finge di non capirlo; quando è lei a portare le carezze di un altro uomo noi non lo capiamo affatto. Noi guardiamo la donna… La donna, invece, ci “vede”!.. La strada è sempre colma di gente sconosciuta; fino a che essa non conosce i nostri segreti rimane una folla sconosciuta. Il nostro compito è di scansarla e di passare oltre come si fa con gli ostacoli; la folla non ha amici, non ci è amica. E’ una cosa enorme e onnipresente, un riempimento assurdo per lo stesso pianeta che coabita. A volte salutiamo e perfino frequentiamo qualcuno. Perfino conviviamo con qualcuno. Perfino noi stessi creiamo qualcuno: I nostri figli. La verità, però, è che non li facciamo mai abbastanza a nostra immagine e somiglianza. Perfino a loro restiamo estranei e perfino loro sono per noi degli sconosciuti. Sconosciuti perfino a noi stessi ci è impossibile conoscere chiunque altro egli sia. L’amicizia è il secondo tra tutti i vocaboli a non avere alcun senso; il primo, lo affermo da un po’, è l’amore. Quando i suoi occhi cominciarono a voltarsi nei tre sensi di un trivio, di fianco e indietro, pur camminando dritta, pur dando l’impressione di non cercare alcunché, fingendo sguardi alle vetrine ornate o ammirarne l’incorporeo riflesso compiaciuta, sentì compenetrarsi da una colpa tenue e insieme delicata simile ad un’emozione, ad un roseo tepore che le dipinse i profili del viso con quella levità tutta primaverile, che nulla aveva della scottatura scarlatta di un peccato. Non riesco, in contraddizione a ciò che ho affermato sopra, a definire o a trasporre la leggiadria dell’innocenza se non nel significato della parola: Amore. Infatti affermo che esso non esiste veramente, ma so che ne esiste l’illusione. Illusione quando esso ti solleva dall’uomo comune; illusione quando invece ti impedisce di vivere il tuo avvenire. Qui non c’entra l’amore religioso, che col suo immenso indice ci indica l’umanità universale. Ma quello che va da cuore a cuore. L’amore che uccide od eleva riguarda semplicemente due cuori. Era nient’altro questo che lei provava: inesprimibile elevazione ed una tenera ebbrezza; e la commovente convinzione dell’unicità. Tutto per un incontro. Non è incredibile come una sola persona al mondo possa tanto, se non tutto per un’altra… Dalla vita alla morte?! Illusione… Amore… E si diventa matti!!! Trovo più primavera nella luce di due sguardi che si fraseggiano invisibili baci, che nelle gemme di due fiori che sbocciano l’uno sulla guancia dell’altro. C’è più preghiera in un bacio che si congiunge teneramente ad un altro bacio che in una mano che si congiunge all’altra in cerca di dio. Le bastava quell’incontro, quando non poteva altro, per sentirsi paga e raggiante; esser vista, solo questo. Usciva per emozionarsi dentro quello sguardo che le apparteneva; sapere che due occhi cerulei l’avevano in un solo istante seguita, carezzata, e accompagnata fino all’angolo di un muro; sapere che quegli occhi dalla tinta instabile, che gradazioni di luci e di emozioni schiarivano od incupivano, quegli occhi in cui si alternavano le colorazioni più belle e seducenti, dal verde intenso al grigio perla, dal turchese languido al blu profondo, creavano un evento sempre nuovo nella sua routine, ed una scossa elettrica alla sua anima come la nube attraversata dal fulmine. La donna si accende! Si colora, si inebria, sboccia, sfavilla! Freme e spumeggia sugli orli della ragione come un vino francese sugli orli di una coppa. In ogni caso, e soprattutto, si accende! Si accende e splende. Non può fare a meno di essere guardata, ha bisogno di occhi come il cielo di stelle. Con in dosso l’abito del mattino apre la porta e delinea un passo, un altro, un terzo fino a divenire un passeggio, un passante la vede, un altro la osserva, un altro ancora si volta per lei, inizia il suo spettacolo, nessuno l’ha scritturata mai, né la folla è una spettatrice pagante, la prima è in cerca di sguardi, la seconda è li per offrirli. Occhi, occhi, occhi… Dio, come sono tanti. Muoversi tra la folla, questa vasta terra di nessuno e perciò di chiunque, dà le vertigini perfino agli spudorati, ma dà le vertigini e la morte alle nature più timide e indifese. La folla è un troppo!.. Il più grande e il più peggiore dei non numeri!.. La più fuggevole e la più instabile ma incombente delle prospettive!.. Perché è un troppo pensante!!! La si sopporta soltanto per amore; non vi è altra utilità in lei. In quel deserto vi è la nostra oasi… E sia solo per incontrarla o per portarcela via è necessario passarvi in mezzo; è inevitabile che questo inferno ci bruci la vita intera. Ma cosa importa a chi è partito intatto ed è tornato a brandelli?.. Nulla!!! E’ partito da solo ma non è tornato solo… L’Uno s’è moltiplicato, anzi, per amore di precisione, si è addizionato; l’Uno è ormai Due. L’aritmetica si è commutata in grammatica… l’Uno ha assunto le snelle sembianze di un segno esclamativo, il Due le forme sinuose di un segno interrogativo. La tristezza è evaporata nelle parentesi di un sorriso. La solitudine nel grande cerchio di un abbraccio. I dispiaceri nei cerchi più piccoli di un bacio. Il nostro cuore batte solo davanti all’emozione semplice di un amore terreno. Mai ha pulsato così forte neppure tra le fiamme terribili dell’inferno, mai neppure in mezzo all’infinito amore di un dio. Lucifero e Dio sono gelosi dei nostri baci, delle nostre carezze, e dei nostri stravaganti sogni. Passeggiamo stringendoci le mani, ci sdraiamo scambiandoci i respiri, petto contro petto ci auscultiamo i cuori; siamo felici. Non esigiamo… Ci comprendiamo… Litighiamo, rischiando in un istante l’intero amore, e ci perdoniamo con un sorriso… //////cont.////

UNA STORIA…ultima modifica: 2012-04-22T22:10:00+00:00da anima-zione
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