AFFATTO NORMALE

Non rientro tra quelli che vengono considerati, o si considerano essi stessi uomini normali. Non sono fatto per le cose, considerate da tutti, “le cose serie”. i ragionamenti, soprattutto, troppo impegnativi e lunghi mi annoiano; mi rattristano;  mi deprimono. Tutto ciò che è serio è, lo giuro, una minaccia per la mia esistenza. Che vi importa di come affronto le cose?! E’ il mio metodo naturale… Lasciatemi ridere, lasciate che sintetizzi con una freddura tutte le geremiadi del mondo e scappar via veloce lasciando solo l‘eco di un mio ultimo risolino. Inchiodatemi pure sulla croce della vostra coscienza!… che m’importa?… E’ la mia coscienza che ascolto. E la sua voce è materna e misericordiosa. Non sono più che me stesso, come chiunque… Anzi sono più di chiunque altro, ma ciò non impedisce che io stia in una minoranza… Questa soltanto è la mia colpa!!! 

 Mio padre sta male e non so come parlargli… gli voglio bene, un grande bene! Ma lui giudica male la “fretta” delle mie parole, cioè la loro sintesi, e per questo mi ritiene un cattivo interlocutore, e forse un figlio snaturato ed irrispettoso. Mia madre mi reputa anch’ella indegno… Ma io so il bene che mi vogliono anche quando m’ingiuriano. L’amore che io vedo nei loro occhi loro non lo vedono nei miei; lo cercano nelle mie parole… In quelle parole che non saprò mai dire!.. Che, purtroppo, non potranno mai ascoltare!.. Spesso passo fisicamente veloce davanti a loro e credono che io voglia evitarli. Scappo, invece, soltanto davanti ad un imbarazzo e alla trappola di un dialogo che presento essere lì lì per nascere. Non sì è mai simpatici ad un genitore quando un linguaggio ha subito un trentennio di metamorfosi. Un figlio fraseggia con la leggerezza di una primavera mentre padre o madre che sia discorrono ormai come quei grigi autunni troppo seri e monotoni come la tristezza. Spesso si sa morire per affetto o per amore, sì, è così, si da la vita intera; perché dandola la si dà in silenzio. La parola va invece detta. Di una parola tenera ci si vergogna. Diamo più volentieri un cuore nella vita che non il cuore con una parola. Io sono tra questi!!! Non mi si cerchi tra i SERI.

 Me ne vergogno? Chissà! Mi sento pentito? Forse! Eppure so abbastanza bene cosa sono.  Quello che faccio rivendica sempre quello che non dico. Chi mi ha attraversato la vita senza essere sprofondato nei miei occhi non sa ancora nulla di me. Non me ne curo, anzi! Amo le primavere, siano esse stagioni, siano esse anime. Di ogni altra cosa che somigli a un autunno, a un’estate, ad un inverno, è per me indifferente quanto banale; sia che le incontri come semplici stagioni, o che li incontri in uno sguardo, dentro un cuore, dentro un idioma, dentro un’ ideale.

 
AFFATTO NORMALEultima modifica: 2012-06-07T01:48:26+00:00da anima-zione
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2 pensieri su “AFFATTO NORMALE

  1. Parlo per com’è la mia esperienza, che forse non è l’unica. I genitori d’altri tempi desiderano la carezza e la parola dolce quando sentono la vita che fugge, il tempo che passa inesorabile, ma mai hanno abbracciato, baciato, coccolato i loro figli bambini. Troppo tardi ormai trovare una tenerezza che sarebbe giusta e farebbe bene al cuore. Resta il dovere di essere buoni figli, se ci si riesce.

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